"IO NONOSTANTE TUTTO" - Paolo Barigelli Fotografia
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“IO NONOSTANTE TUTTO”

Il sorriso dopo la tempesta: cosa insegna ‘Io nonostante tutto’ al nostro specchio.


Dalle corsie agli stucchi del Teatro Manzoni: come un progetto di immagine e colore restituisce potere a chi non si riconosce più nel proprio riflesso.

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Ci sono giorni in cui lo specchio non è un oggetto, è un processo.

Ci metti davanti un corpo in cura, una cicatrice, un viso gonfio di farmaci, e quello che restituisce non è solo un’immagine: è un verdetto.

“Non sono più io.”

Il progetto “Io nonostante tutto” nasce esattamente lì, in quel millisecondo di silenzio tra chi guarda e chi non si riconosce più.

 

Il giorno in cui la consulenza d’immagine è entrata in Parlamento

Il 28 ottobre 2025 l’estetica non è stata protagonista di una sfilata, di un red carpet, di un gala charity: è entrata in Parlamento.
In quell’aula, dove di solito si discutono numeri, norme e decreti, è stato presentato il progetto benefico “Io nonostante tutto” dell’associazione ASI – Asso Style & Image aps, la prima associazione Italiana di consulenti d’immagine che raggruppa i professionisti sul territorio.​

Tra gli sguardi istituzionali e le luci severe, c’erano anche le immagini firmate da Paolo Barigelli, fotografo ufficiale ASI e testimone silenzioso di una rivoluzione che ha scelto il colore e la bellezza come arma.​
Non abiti da passerella, non beauty look da copertina, ma persone che stanno affrontando o hanno affrontato cure oncologiche, accompagnate in un percorso di valorizzazione della propria immagine attraverso colori, abbigliamento, accessori e make up.

Il messaggio, tradotto dal linguaggio freddo delle istituzioni a quello molto più pericoloso dell’estetica, era chiaro: la bellezza non è intrattenimento accessorio.
In certi momenti, diventa strumento di sopravvivenza emotiva.

 

“Non mi riconosco più”: il tradimento dello specchio in oncologia

Chi non ha mai vissuto una malattia importante potrebbe sottovalutare la violenza estetica delle cure.
Non sono solo capelli persi, sopracciglia svuotate, pelle che cambia: è l’intero alfabeto con cui una persona ha sempre letto se stessa che improvvisamente va in crash.
L’immagine, che per anni è stata data quasi per scontata, diventa irrimediabilmente “altra”.

Nel contesto oncologico lo specchio si trasforma spesso in un tribunale: ogni segno, ogni gonfiore, ogni distanza dai canoni “di prima” viene letto come colpa, come perdita, come fallimento.
Qui entra in scena quello che, agli occhi superficiali, sembra “solo” un intervento estetico: consulenti d’immagine che lavorano su palette colore, linee, tessuti, accessori, routine di make up personalizzate.​

In realtà, ciò che viene riallestito non è il guardaroba, è il rapporto di potere con la propria immagine.
Chi si guarda non è più un paziente che subisce, ma una persona che decide, sceglie, rifiuta, prova, sbaglia, riprova.
È una riconquista graduale: un orecchino scelto con cura, un foulard studiato sulle cromie del viso, dei colori raccontano molto più di mille discorsi motivazionali.

IO nonostante tutto: il potere di rimettere le mani sulla propria immagine

Il progetto “Io nonostante tutto” non promette miracoli, non cancella cicatrici, non rimuove la malattia dall’equazione.​
Fa qualcosa di molto più scomodo: mette nelle mani delle persone strumenti estetici per riappropriarsi del diritto a sentirsi attraenti “nonostante tutto”.

Dietro ogni consulenza c’è un lavoro sottilissimo: capire cosa una persona non sopporta più di vedere su di sé e cosa invece oggi ha il coraggio di sperimentare.

Il colore giusto vicino al viso, un trucco occhi che riaccende lo sguardo anziché tentare di “coprire” il segno della stanchezza: sono micromosse estetiche che hanno effetti macroscopici sull’identità percepita.​

Non si tratta di trasformare le persone in poster motivazionali: si tratta di mostrarle mentre scelgono, consapevolmente, di rimettersi al centro dell’inquadratura.

Per chi osserva da fuori, il messaggio è sottile ma esplosivo: puoi riconoscerti di nuovo, anche se non sei quello che ti ricordavi.

 

Dal Parlamento al palco: quando Sconsolata accende i riflettori

Come spesso succede alle cose realmente necessarie, il progetto ha trovato alleati fuori dai circuiti prevedibili.
Quando Anna Maria Barbera, in arte “Sconsolata” di Zelig, venne a conoscenza di “Io nonostante tutto”, non si è limitata a un endorsement di circostanza: ha deciso di trasformare il proprio linguaggio – la satira – in veicolo di sostegno.​

Il 5 dicembre 2025, al Teatro Manzoni di Milano, ha portato in scena uno spettacolo benefico a favore del progetto.​
Quasi tre ore di satira pungente, di riflessioni mascherate da battute in perfetto stile Sconsolata: quel tipo di comicità che ti fa ridere a denti stretti perché sotto c’è una verità che brucia.​

Il teatro era completamente pieno.
Non solo di risate, ma di persone che, consapevolmente o meno, stavano supportando un messaggio preciso: parlare di immagine, di stile, di bellezza in relazione alla malattia non è una mancanza di pudore.
È un atto politico.

 

Cosa resta nello specchio di chi guarda (anche se non è malato)

La tentazione, per chi legge e non ha mai affrontato una diagnosi oncologica, è archiviare questa storia con un comodo “che bello, che progetto importante… per gli altri”.
Sarebbe un errore.

Perché quello che “Io nonostante tutto” rende evidente è qualcosa che riguarda tutti: il modo in cui trattiamo la nostra immagine nei giorni normali.
Quante volte ci siamo guardati allo specchio come se stessimo facendo un controllo di sicurezza, cercando solo difetti da correggere prima di uscire?
Quante volte abbiamo usato l’abbigliamento solo come uniforme per “non dare nell’occhio”, invece che come strumento per raccontare chi siamo oggi?

Se una persona che sta attraversando cure pesanti può permettersi il lusso – sì, il lusso – di scegliere un colore, una linea, un dettaglio che la faccia sentire più vicina a sé, allora forse la vera domanda è: perché a volte chi sta bene continua a vivere la propria immagine come una condanna?

 

 

Un approccio che va oltre la semplice immagine

L’approccio di ASI e il lavoro di professionisti associati, dimostrano che stile, immagine e fotografia non sono privilegi frivoli riservati a chi “non ha problemi”, ma strumenti concreti per riallineare dentro e fuori.
Nel contesto oncologico questo significa avere la possibilità di recuperare se stessi in mezzo al caos.
Fuori da quell’ambito, significa smettere di trattare il proprio corpo come qualcosa da nascondere o da “aggiustare” e iniziare a costruire un’immagine che ci assomigli davvero e che ci faccia stare bene.

In questo senso, il lavoro di un consulente d’immagine o di un fotografo non è creare una versione “più bella” di te, ma una versione più coerente.
Che tu stia attraversando una tempesta o una giornata perfettamente normale, avere accanto qualcuno che sappia usare colori, forme, styling e inquadrature come linguaggio, e non come trucco, può cambiare il modo in cui ti presenti al mondo.
Se senti che il tuo specchio, anche senza diagnosi, ti restituisce un’immagine che non riconosci, iniziare un percorso guidato può essere il primo gesto di rispetto verso di te – non un vezzo, non un capriccio.

Alla fine, “Io nonostante tutto” non parla solo di chi è malato.
Parla di chiunque abbia voglia, una volta per tutte, di guardarsi e pensare: “sono così, adesso, e questa immagine è mia”.
Per te che stai leggendo, la domanda è una sola: se domani lo specchio smettesse di giudicarti e iniziasse a collaborare con te, che cosa avresti davvero il coraggio di cambiare nella tua immagine – il colore, il taglio, l’atteggiamento, o lo sguardo con cui ti guardi?

xx Point.Zero idm