
13 Feb Pitti vs Milano Fashion Week
Pitti vs Milano: cosa rivelano gli uomini che hai accanto (anche se non vanno alle sfilate)
L’eleganza rilassata di Firenze e le sperimentazioni di Milano: come leggere lo stile maschile per capire carattere, paure e desideri.
Due città, due maschili: perché Pitti e Milano riguardano anche te
Gennaio, in Italia, non è solo il mese dei saldi: è il momento in cui il guardaroba maschile decide che direzione prendere. A Firenze, Pitti Uomo 109 ha riempito la Fortezza da Basso di cappotti, giacche, maglieria e volti reali: buyer, imprenditori, uomini che il giorno dopo torneranno in ufficio o in showroom.
A Milano, pochi giorni dopo, la Fashion Week Uomo ha portato in passerella il futuro: 76 eventi tra sfilate e presentazioni, collezioni autunno/inverno 2026–2027 pensate per riscrivere la grammatica del maschile.
Tu potresti non aver messo piede né a Firenze né a Milano. Ma gli uomini che hai accanto – partner, colleghi, clienti, amici – finiranno comunque per indossare una versione più o meno diluita di quello che qui viene testato (mi sento molto Miranda Priestly con questa dichiarazione).
La domanda è: cosa ti stanno dicendo, attraverso i loro vestiti, senza aprire bocca?
(la vera domanda sarebbe… “ma perchè un uomo fa domande?!”)
Pitti Uomo: l’uomo “reale” che si concede il lusso di aggiornarsi
Pitti è il luogo dove il guardaroba maschile si mette d’accordo tra tradizione e presente. Quest’anno il fil rouge è stato chiaro: eleganza rilassata.
- Giacche morbide, spesso destrutturate, abbinate a pantaloni più ampi ma puliti.
- Cappotti lunghi, spesso doppiopetto, portati con denim o maglieria chunky.
- Palette di marroni, verdi bosco, grigi caldi, bianco sporco: colori che comunicano radici, affidabilità, calore.
Lo street style fuori dalla Fortezza ha confermato l’immagine di un uomo che vuole ancora “stare bene”, ma non più imprigionato in forme rigide.
Tradotto per te:
- L’uomo “da Pitti” è quello che probabilmente potresti incontrare a un pranzo di lavoro, a una cena fuori, in un centro città la domenica.
- Se sceglie capi con volumi leggermente più ampi, tessuti buoni, colori profondi, sta dicendo: “mi prendo cura della forma, ma non voglio più fare la statua”.
- È un maschile che prova a conciliare ruolo e comfort. Vuole funzionare nel mondo, ma senza farsi male.
Milano Fashion Week Uomo: il laboratorio del maschile che cambia
A Milano, la musica cambia. Le passerelle uomo autunno/inverno 2026–2027 hanno parlato di molteplicità.
- Da un lato, ritorno a un classico quasi severo: tailleur scuri, camicie pulite, pelle lucida, rigore.
- Dall’altro, capi decorati, gonne sovrapposte ai pantaloni, borse non più solo “da donna”, maglieria con ricami, dettagli gioiello.
- Il filo conduttore è: non esiste più un solo modo di essere uomo. Esistono molti maschili, con gradi diversi di morbidezza, fragilità, forza.
L’uomo di Milano è spesso quello che non incontri ancora al bar sotto casa… ma che inizierai a vedere nelle campagne (no.. non quelle con vacche, pecore e cavalli..), nei social, nelle vetrine.
Questo significa che…
- È il partner, o l’amico, che prima o poi ti chiederà: “Secondo te, posso mettere questa collana? Queste scarpe bianche? Questa borsa?”
- È il collega che un giorno si presenta con un completo blu, ma il giorno dopo con un maglione rosa tenue e un pantalone ampio.
- È il segnale che anche il maschile intorno a te sta iniziando a chiedersi chi vuole essere, non solo cosa deve indossare.
Tre tipi di uomini che hai visto (senza saperlo) tra Firenze e Milano
Per rendere tutto più concreto, immaginiamo tre archetipi che Pitti e Milano hanno reso visibili e che tu puoi incrociare nella vita reale.
Per chi ancora crede che il mondo della moda appartiene solo a chi la segue…. illuse!! (Miranda P. parte 2)
Il “classico aggiornato”
- Cappotto cammello, pantalone blu o grigio, maglia in lana; scarpa pulita ma non rigida.
- Dettagli: orologio curato, magari occhiali belli, barba tenuta.
Cosa comunica:
- È un uomo che rispetta i codici: vuole risultare adeguato, presentabile, “a posto”.
- Il fatto che aggiorni i volumi o i colori indica che non è fermo al 2005. È disposto a fare piccoli passi in avanti.
Come relazionarti al suo stile:
- Puoi proporre cambiamenti graduali: una sneaker bianca al posto della derby una volta ogni tanto, una camicia con micro pattern invece del solito tinta unita.
- Si fida del tuo sguardo se percepisce che non lo stai ridicolizzando, ma accompagnando.
L’“esploratore estetico”
- Mix di formale e sportivo: blazer con pantaloni cargo puliti, camicia con collana sottile, borsa a tracolla non sportiva.
- Non ha paura del colore, dei volumi, di un dettaglio che attira lo sguardo.
Cosa comunica:
- Sta testando i confini di cosa significa essere uomo oggi.
- Il rischio: a volte rischia di usare la moda come maschera più che come linguaggio. Se il look cambia ogni settimana in modo drastico, magari è ancora in ricerca.
Come relazionarti al suo stile:
- Non spegnere la sua curiosità: è preziosa.
- Offrigli riferimenti: immagini, account, brand che incanalano quell’energia invece di lasciarla esplodere a caso.
Il “resistente”
- Jeans sempre uguali, felpa o maglione neutro, scarpa che “basta che sia comoda”.
- È l’uomo che guarda foto di Pitti e Milano e dice: “Queste sono cose da matti”.
Cosa comunica:
- Non necessariamente è superficiale. A volte è solo spaventato dal giudizio.
- Può esserci un legame tra scarso investimento nell’immagine e difficoltà a prendersi spazio nel mondo.
Come relazionarti al suo stile:
- Non serve rifarlo da zero: basterebbe spesso migliorare fit, pulizia, qualità dei capi base.
- Un gesto semplice (una camicia che veste meglio, un pantalone non distrutto) può cambiare come lui si percepisce – e come si percepisce accanto a te.
Perché tutto questo è interessante per una donna
In molte coppie e contesti familiari, la “responsabile immagine” è ancora lei. È la donna che viene considerata “più portata a capire cosa sta bene, cosa no, quali colori funzionano”.
Guardare Pitti Uomo e Milano Uomo con occhi femminili può diventare un gioco, ma anche un esercizio di consapevolezza:
- Puoi chiederti che tipo di maschile ti fa sentire al sicuro: quello più classico, quello più sperimentale, o un mix.
- Puoi usare questi eventi come moodboard condivisa: guardare le foto delle sfilate insieme al partner e chiedervi “cosa potremmo prendere per la nostra vita reale?”.
- Puoi osservare se c’è coerenza tra come lui si veste e come si comporta: uno stile curato con atteggiamenti disattenti può raccontare qualcosa; uno stile semplice ma coerente con i suoi valori ne racconta un’altra.
Come usare tutto questo, concretamente
Se vuoi portare un po’ di Pitti o Milano nella tua quotidianità, senza trasformare il tuo compagno in una caricatura da passerella:
- Parti dai dettagli, non dai look interi
Invece di copiare uno stile da testa a piedi, ruba solo una cosa: un colore, una giacca, un tipo di scarpa visto a Firenze o Milano. - Ragiona in coppia
Chiedi: “Ti ci vedi in qualcosa di simile?” Non imporre; proponi.
Un uomo che si sente coinvolto nel processo, e non giudicato, è più disposto a sperimentare. - Onora la sua identità, non il trend
Se è più Pitti che Milano, lavorate su un’eleganza rilassata, magari con un twist.
Se è più Milano, accompagnalo nell’evitare l’effetto costume: lo stile deve sembrare suo, non un travestimento.
Pitti e Milano come specchio del tuo maschile interiore
Alla fine, guardare Pitti Uomo 109 e la Milano Fashion Week Uomo non serve solo a valutare la “bellezza” dei look. Serve a capire quale idea di maschile ti abita oggi: rigido, fluido, discreto, visibile, in dialogo con il tuo femminile o ancora distante.
Gli uomini che vedi sfilare, e quelli che hai accanto, sono la stessa storia in due capitoli diversi: uno scritto dalle passerelle, l’altro dal quotidiano. Portarli un po’ più vicini – estetica, corpo, identità – può essere uno dei gesti più interessanti che tu possa fare per te stessa, prima ancora che per loro.
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